Brindisino, classe 1965, Emio Greco, formatosi a Cannes, prima danzatore del Ballet Antibes Côte d’Azur e poi militante nei lavori del belga Jan Fabre e del giapponese Saburo Teshigawara, dal 1995 ha fatto di Amsterdam la sua sede operativa, dove l’anno seguente con Pieter C. Scholten ha fondato la sua compagnia, la Emio Greco | PC.
Dal 19 febbraio è, assieme a Scholten, direttore artistico del Centre Chorégraphique National-Ballet National de Marseille, succendendo a Frédéric Flamand che aveva terminato l’incarico a fine dicembre 2013. Dopo il contestato periodo di Marie-Claude Pietragalla e il binomio tra architettura danza voluto da Flamand, è stato scelto questo italiano per prendere le redini della celebre compagnia fondata da Roland Petit nel 1972.
Abbiamo incontrato Emio Greco a Bologna proprio il 19 febbraio per la messa in scena all’Arena del Sole del suo tellurico e inquieto omaggio al compositore di Busseto, Double Points: Verdi.

– Dopo le creazioni ispirate alla Divina Commedia di Dante e Rocco, dal film di Luchino Visconti Rocco e i suoi fratelli, cosa l’ha spinta a ritornare nuovamente alle sue origini italiane per Double Points: Verdi?
“Io e Pieter C. Scholten lavoriamo sempre su dinamiche parallele a quelle offerte dagli autori a cui ci possiamo ispirare. Verdì è un compositore con cui non ho mai avuto davvero un’affinità. Tutti riconosciamo la sua grandezza, ma non credo che questo aspetto abbia influito sulle nostre scelte. In concomitanza con il bicentenario ci siamo avvicinati a Verdi, attratti da una forza che ci spingeva a scoprirlo. All’inizio non sapevamo davvero cosa ne sarebbe uscito fuori. L’idea iniziale era di partire da un piccolo lavoro, come Double Points: Verdi che definirei uno sketch, per poi riuscire a creare un’opera su Verdi che condensasse tutto il suo universo. Il prossimo sviluppo, infatti più articolato, con interpreti maschili e femminili e tre soprano, si chiamerà Sopranos e debutterà nei Paesi Bassi ad ottobre 2014 al Dutch Dance Festival di Maastricht”.

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– Sin dagli esordi Lei divide la direzione artistica della compagnia con Pieter C. Scholten. Potrebbe definire Scholten come il suo drammaturgo o dramaturg?

“All’inizio della nostra collaborazione per semplificare abbiamo diviso i ruoli in coreografo e drammaturgo. In realtà è stata una falsificazione in seguito sempre mantenuta. Scholten ha capacità drammaturgiche molto spiccate ma credo che sia un coreografo a tutti gli effetti. Tutti i nostri titoli sono il risultato del lavoro congiunto di due coreografi. Ognuno di noi contribuisce con la propria energia alla creazione. Siamo complementari e questo crea un’unione e una riflessione costante,  a volte anche delle frizioni o dei contrasti che fanno scaturire nuove energie e pensieri. Noi diciamo che è l’interspazio tra noi due a creare le opere”.

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– E in particolare, per Double Points: Verdi che direzione ha preso il processo creativo?

“Ci siamo avvalsi della presenza di un drammaturgo musicale, Krystian Lada, e con lui abbiamo individuato le opere di Verdi su cui soffermarci e le figure femminili da indagare. Le donne verdiane hanno destini così forti e cruenti, quasi alla Lars von Trier. Abbiamo poi lavorato con ognuna delle tre danzatrici affinché si relazionasse con un personaggio verdiano affine. Il risultato finale non è la storia di Violetta, di Desdemona o di Giovanna D’Arco ma quella di tre donne contemporanee che rappresentano l’essenza stessa delle eroine”.

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– Dal 2009 lei dirige il ICKamesterdam, luogo dalla triplice natura, al contempo centro di produzione, di ospitalità e accademia di formazione. Qual’è stato il percorso per giungere alla nascita di questo centro?

“Il progetto è nato dalla nostra pratica e slancio artistico. Da sempre io e Scholten siamo stati interessati non solo allo spettacolo, ma anche ad un ripensamento linguistico e teorico totale della danza. Organizzavamo simposi di riflessione e momenti di condivisione con altri artisti. Ad un certo punto, però, ci siamo resi conto che dovevamo uscire dal formato standard di una compagnia di danza. Avevamo già intuito che c’era una crisi di contenuti e di forma.
Cos’è una compagnia di danza? E perchè opera? Sono queste le domande che ci siamo posti prima di proporre al Ministero della Cultura olandese la creazione di un centro internazionale coreografico d’arte. Per noi la coreografia come arte deve accogliere al suo interno altre discipline, crescendo così in contenuti e forme. Modello unico in Olanda, il nostro centro e la compagnia dal 2013 sono stati riconosciuti dalla Municipalità di Amsterdam come istituzioni ufficiali della città deputate alla ricerca di nuovi linguaggi delle danza in ambito contemporaneo”.

– Per quanto riguarda la formazione, come si struttura l’accademia?
“La nostra accademia non è una scuola ma un incontro per lo scambio di conoscenze. Ogni anno  individuiamo delle dinamiche esplorative sia per giovani danzatori sia per coreografi. Creiamo  situazioni, grazie anche a progetti europei, affinché possa avvenire questo scambio e passaggio di conoscenze. Ogni volta modalità e tempistiche vengono strutturate in maniera diversa.
All’inizio tutto è nato dall’esigenza di trasmettere la nostra pratica quotidiana, double skin/double mind, ai nuovi danzatori che arrivavano in compagnia. Il nostro linguaggio è rimasto comunque il punto di riferimento anche per i percorsi formativi più vari”.
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– Da pochissimo Lei è stato nominato nuovo direttore del CCN Ballet de Marseille.

“Sì, da oggi è ufficiale. Appena arrivato a Bologna sono stato chiamato dal Ministro della Cultura francese Aurélie Filippetti che mi ha comunicato la nomina: ‘vi ho scelto con molto entusiasmo per essere i nuovi direttori del Balletto Nazionale di Marsiglia’ “.

– Quali sono state le tappe per divenire direttore di questo Centro Coreografico e della Compagnia?
“La procedura è stata abbastanza impegnativa sin dall’inizio. Siamo stati contattati dalla Delegazione alla Danza del Ministero della Cultura francese per un incontro sull’eventuale incarico di direzione di un Centro Coreografico Nazionale. Non ci è stato detto, però, quale. In seguito abbiamo capito che si trattava di Marsiglia. Il Ministero aveva inviduato quattro esponenti della danza mondiale che riteneva potessero essere indicati alla direzione, tra cui noi che abbiamo presentato la nostra candidatura ufficiale. Ad ognuno dei candidati veniva richiesto di redigere un progetto per la Compagnia e per il Centro Coreografico. Infine si è svolto l’ultimo incontro con i rappresentanti delle quattro parti coinvolte: il Ministero della Cultura, la Regione Provence-Alpes Côte d’Azur, la Città di Marsiglia e il Presidente del CCN Ballet de Marseille. A quanto pare sono stati subito convinti dal nostro progetto, è scappata, infatti, la notizia che avevano deciso noi per la direzione. L’incarico è duplice e comprende sia il centro sia la compagnia”.

– Si prospettano future collaborazioni con l’École Nationale Supérieure de Danse de Marseille?
“La Scuola è diretta dall’italiana Paola Cantalupo, alla testa anche di quella di Cannes. Ho già parlato con lei e siamo entrambi d’accordo nell’avvicinare le scuole alla compagnia, tramite scambi proficui per ambo le parti. Lavorare sui futuri danzatori formando anche il pensiero coreografico e portare così gli allievi alla creazione. Ed è qui che soprattuto punteremo per la costruzione di un ponte tra queste realtà”.
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– La rosa dei quattro candidati, oltre a lei, prevedeva Richard Siegal, Marguerite Donlon e José Montalvo. Quali sono stati i punti che hanno reso vincente il suo progetto? Quale futuro attende il Balletto Nazionale di Marsiglia?

“Il punto di partenza è stato discutere sull’identità di questa compagnia. Prima di ogni cosa bisogna ritrovare l’identità del Balletto Nazionale di Marsiglia, che sia fiera, riconoscibile e chiara come ai tempi di Roland Petit. Solo grazie al lavoro costante sul corpo dei danzatori sarà possibile. L’anima del progetto sono, infatti, proprio i danzatori che svilupperanno con me e con Scholten un dialogo e uno scambio costante. Questa dinamica dialogica si irradierà poi su tutta la struttura. Dopo potremo gettare ponti verso collaborazioni esterne.
Altro punto vincente è stato l’asse Marsiglia-Amsterdam, CCN Ballet de Marseille e ICKamsterdam  in gemellaggio. Così Marsiglia, oltre alla normale vocazione al Mediterraneo, potrà pensare più verso Nord e Amsterdam verso Sud.
Infine, l’idea di legare l’attività artistica con l’attività sociale, in quanto crediamo che il corpo che danza è di per sé un corpo sociale. Noi ci siamo impegnati per la durata massima del mandato che è di dieci anni, quindi fino al 2024. Non avrebbe avuto senso pensare ad una direzione artistica a breve termine”.

– Quindi si dividerà tra la direzione del ICKamesterdam e del CCN Ballet de Marseille?
“Prenderemo l’incarico di Marsiglia a tempo pieno e attualmente stiamo individuando ad Amsterdam un delegato che coordini lo svolgimento dei progetti già tracciati da noi in precedenza per la collaborazione con artisti associati. Ovviamente non faremo mancare la nostra presenza ad Amsterdam a cadenze regolari”.

– La direzione marsigliese la vedrà ancora in tandem con Pieter C. Scholten?
“Sì, assolutamente. Era stato già espresso dai primi accordi. Dirigeremo Marsiglia come coppia artistica complementare che condivide il medesimo percorso di indagine sulle forme contemporanee”.
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– Lei si è formato all’École Supérieure de Danse de Cannes Rosella Hightower e di recente ha coreografato per la compagnia di Marsiglia, su invito del direttore uscente Flamand, Double Points: Extremalism, da noi visto a TorinoDanza lo scorso settembre, e L’Étranger ispirato all’omonimo romanzo di Albert Camus. Come sente questo suo ritorno in Costa Azzurra?

“Sono molto emozionato. Quando ero impegnato nella creazione di questi due titoli avvertivo già qualcosa. Come se una parte del mio percorso artistico si fosse conclusa portandomi ad un ritorno in quei luoghi con nuove prospettive. Sento in maniera molto forte il peso del Balletto di Marsiglia, sia dal punto di vista artistico sia da quello umano. Dopo la scuola a Cannes ho fatto proprio a Marsiglia i miei primi passi danzando in un musical con Yves Montand. Ricordo ancora che ai tempi di Roland Petit e Zizi Jeanmaire feci un’audizione proprio per il Ballet de Marseille, però non fui preso, non ero ancora pronto”.

– Grandi realtà di danza si trovano vicino a Marsiglia. Oltre a Cannes, Nizza e i Ballets de Montecarlo nel Principato di Monaco, la Regione accoglie il Centre Chorégraphique National d’Aix-en-Provence-Ballet Preljocaj, diretto da Angelin Preljocaj. Si prospettano possibili collaborazioni tra i due CCN?
“Una volta individuata e ridefinità l’identità della compagnia marsigliese mi auguro di poter condividere percorsi e instaurare collaborazioni sia con gli altri CCN sia con gli altri Ballets presenti in Francia. Ovviamente un rapporto con Aix-en-Provence sarebbe congeniale, visto che ci separano solo 25 km”.
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– Da italiano come vede la situazione della danza nel nostro Paese, non sostenuta da risorse pubbliche vicine alle somme destinate a quest’arte negli altri paesi d’Europa e né tanto meno indirizzata verso concrete politiche di svilippo in grado di proiettarla al futuro?

“Siamo arrivati a questo punto a causa di una crisi strutturale che ci portiamo avanti da decenni.
Noi italiani ci compiaciamo sempre nel dire che riusciremo comunque a sopravvivere, reagendo così ai momenti difficili. Non vi è stata però a livello politico, economico e artistico-culturale una progettualità che pensasse al futuro del Paese. Dobbiamo renderci conto che in Italia la crisi non è solamente economica ma anche culturale: senza una progettualità a lungo termine non si va da nessuna parte.
Inoltre, ridurre all’osso le poche realtà di danza italiane rimaste ha portato a sviluppare al loro interno strategie di sopravvivenza in cui ci si arrocca per conservare il privilegio di esistere. Considerare, poi, il danzatore come semplice lavoratore che debba salvaguardare solamente i propri diritti acquisiti porta a risultati artistici infruttuosi, fomentando richieste assurde.
Io e Scholten eravamo stati chiamati da due Fondazioni Lirico-sinfoniche. Dopo il periodo di Luciano Cannito, il Teatro Massimo di Palermo ci aveva contattato per concordare una nostra direzione artistica del Corpo di Ballo della durata di quattro anni. E anche il Teatro di San Carlo di Napoli ci contattò per studiare la possibilità di una nostra consulenza sugli affari di danza.
Le Fondazioni Lirico-sinfoniche vivono, però, in situazione di anacronismo. Concretamente è molto difficile lavorare all’interno di esse. Credo che si debba prima procedere a riformare il funzionamento di queste strutture affinché possano accogliere stimoli e scommettere sul futuro”.


Sito web:http://www.ballet-de-marseille.com/ ; http://www.ickamsterdam.nl/index.php?id=2,1


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