Poiché questa mostra è davvero interessante direi di entrare subito nel Palazzo Reale di Milano magari arrivando con la metropolitana perché uscendo si può godere, come ho già detto, la graduale comparsa prima delle sue guglie e poi dello svettante Duomo di Milano edificio sicuramente un po’ arzigogolato ma esempio eccellente della sua epoca.
Per riuscire a immergere immediatamente i visitatori nel fantastico mondo di Vasilij Kandinsky (Mosca 1855 – Neuilly sur Seine, Parigi 1944) nella prima sala sono state messe le pitture parietali pensate dal pittore per decorare il salone ottagonale della Juryfreie Kunstausstellung, la mostra senza giuria di Berlino fatta ogni anno dal 1911 al 1930. Questi pannelli sono stati eseguiti nel 1977 dal pittore restauratore Jean Vidal seguendo fedelmente i guazzi donati nel 1976 al Centre Pompidou.

Entrando in questa sala l’impatto è notevole e ha “il potere di trasportare il visitatore fuori dallo spazio e dal tempo” creando una simpatica empatia nei confronti di questo grande artista diventato tale, pur avendo cominciato la carriera universitaria, dopo essere stato folgorato dalla vista de’ “I covoni” di Monet, quadro esposto a Mosca nel 1896. Questa vicenda mi ha fatto ragionare molto su come possa in un attimo una forte emozione cambiare completamente l’andamento di una vita e il destino di una persona.

Non fu autodidatta anzi seguì le lezioni di pittori famosi a Monaco, nel 1906 andò a Parigi per fare una full immersion nel mondo dell’arte e nelle avanguardie, rielaborare le sue tecniche e cercare di riuscire a esprimere con la pittura le sue conoscenze di musica e teatro in una sintesi armonica e molto personale.
La mostra “Kandinsky” resterà a Palazzo Reale sino al 4 maggio 2014 ed è stata promossa dal Centre Pompidou di Parigi, da 24 Ore Cultura e Arthemisia Group a cura di Angela Lampe, storica dell’arte nonché curatrice e conservatrice del Centre Pompidou di Parigi, la quale ha privilegiato l’ordine cronologico nella presentazione delle ben oltre 80 opere per fare comprendere i successivi cambiamenti avvenuti nell’arte.

Visitando questa monografica è facile percepire la continua ricerca che Kandinsky ha svolto per riuscire a rendere palesi con la sua arte i numerosi valori spirituali che vivendo si dovrebbero percepire perché si trovano nella realtà intorno a noi.
Le sue opere sono davvero un omaggio alla musicalità insita in ogni dove se si è capaci, come faceva lui, di percepirla.

Ora usciti da Palazzo Reale consiglio di fare un salto alla Galleria del Credito Valtellinese in corso Magenta 59: la passeggiata è breve e permette di passare prima da via Meravigli, al 9 c’è il bel Palazzo Turati (1880) diventato, dopo il rifacimento dei Castiglioni, sede della Camera di Commercio poi il Museo Archeologico dove ci sono sempre mostre temporanee molto interessanti, Palazzo Litta e negozi sempre dalle vetrine particolarmente curate e insolite.
Si arriva al Palazzo delle Stelline con i suoi tre chiostri colonnati: nel primo si trova la Galleria del Credito Valtellinese con la mostra “Franco Grignani. Alterazioni ottico mentali 1929 – 1999” tutta da vedere e godere.

Anche qui i giochi armonici dei segni hanno una musicalità davvero particolare e ingannano l’occhio con giocosa semplicità originata da attenti studi e particolare attenzione alla matematicità del movimento.
Guardando i pannelli creati da Grignani (Pieve di Porto Morone 1908 – Milano 1999) sembra impossibile che siano solo bidimensionali, che quei rilievi, quei dossi, quei nodi siano solo un effetto ottico cercato quasi con caparbio divertimento.
Il suo obiettivo è sempre stato il superamento dei limiti fisiologici di mano e occhi per riuscire a compiere rappresentazioni che facciano proprie le leggi matematiche e fisiche, già conosciute o da lui solo intuite.

Si è occupato molto di pubblicità, suo è il marchio della pure lana vergine conosciuto in tutto il mondo, e i suoi studi di torsioni, rotazioni e ritrazioni del segno sono stati oggetto di interesse per molti artisti e il catalogo edito dal Credito Artigiano è una conferma di tutta la sua creatività.
Queste sono tutte e due mostre che meritano un viaggio apposta a Milano perché credo sia difficile poter vedere da qualche altra parte la musica resa pittura.