Dopo due settimane da “Una volta nella vita. Tesori dagli archivi e dalle biblioteche di Firenze” – la mostra della Galleria Palatina di cui vi riferirà Ellegì a breve –  che ha aperto Un Anno ad Arte 2014, inaugura nel pomeriggio agli Uffizi “Le stanze delle muse. Dipinti barocchi dalla collezione di Fancesco Molinari Pradelli” con cento delle opere raccolte dal Maestro durante i suoi viaggi nel mondo. Direttore d’orchestra di fama e attività mondiali, con un’assidua presenza anche nella nostra città dove lavorò per il Teatro Comunale e in molti programmi del Maggio Musicale Fiorentino.
Un’altra gran bella mostra a un mese dalla chiusura de Il Gran Principe Ferdinando de’ Medici il cui il successo di critica, anche internazionale, si è sommato a quello dei visitatori. Se è fuori dubbio come le le esposizioni agli Uffizi, per il biglietto congiunto Galleria-mostra temporanea, siano destinate a raggiungere numeri vertiginosi (da fare invidia a chi, con ogni forma pubblicitaria, miri al primato di spettatori paganti delle esposizioni temporanee indipendentemente dai contenuti scientifici), appare questione di lana caprina la critica a tale operazione della Galleria constatato come, il costo del biglietto congiunto, sia inferiore a quello di sole mostre temporanee (a esempio, quello delle Scuderie del Quirinale). Inoltre, non finirò mai di ripetere la straordinaria capacità di non privare i visitatori del patrimonio custodito, infatti gli Uffizi non hanno mai chiuso un solo giorno per i lavori di ampliamento e, dopo le “blu” e le “rosse”, da martedì 18 febbraio saranno fruibili al pubblico anche le nuovissime sale “verdi”.
Mario Nuzzi, detto Mario dei fiori (Roma 1603-1673) Mazzo di fiori entro vaso istoriato 1650-1660 circa olio su tela
Come spiega il direttore Antonio Natali, gli Uffizi si aprono alla raccolta del Maestro  “nella convinzione che sia importante aver nozione di quelle raccolte d’opere d’arte che, essendo poco accessibili per via della loro natura privata, siano qualitativamente e culturalmente cospicue. D’altronde è noto che lo stesso maestro volle, ogni volta che gli fu possibile, offrire al pubblico godimento i quadri che aveva radunato nella sua dimora. Un proposito che si manifestò in tutta la sua lampante generosità quando Molinari Pradelli, di concerto con Andrea Emiliani (Soprintendente a Bologna), secondò e anzi incoraggiò la notifica d’insieme per centodiciassette dipinti della sua collezione, affidandola di fatto allo Stato“. Vocazione proseguita dalla vedova, signora Bianca Maria, e dai figli Cecilia, Cristina, Alessandro e Marco.
Sacra famiglia con sant anna
Fra le motivazioni di questa esposizione non è certamente irrilevante proprio il legame del Maestro con il Maggio Musicale Fiorentino. Al riguardo, Natali sottolinea “Non poche (e tutte di pregio) furono le direzioni del maestro al Teatro comunale. Sicché c’è parso suggestivo e fors’anche toccante che due istituzioni, fra le principali di Firenze e fra le più ragguardevoli d’Italia, s’accordassero per un’impresa comune, celebrando la figura d’un uomo che a vario titolo aveva con esse intrattenuto rilevanti relazioni di cultura. Due istituzioni che, per la loro storia, non sono l’orgoglio soltanto della città in cui sono nate, ma dell’Italia intera, e che pertanto meritano – entrambe – d’esser coltivate e adeguatamente sostenute. Se gli Uffizi godono del conforto economico dei loro tantissimi visitatori, il Teatro comunale (che ovviamente non può far affidamento su folle d’appassionati) deve poter contare su finanziamenti che siano all’altezza del suo prestigio internazionale.
Gaspard Dughet (Roma 1615-1675) Cascata di Tivoli 1673 circa olio su tela
Quando si ragioni dell’importanza del nostro patrimonio, reputo sintomo di volgarità intellettuale volgere l’attenzione unicamente a quei beni che siano capaci di garantire una rendita economica. Attitudine, oltretutto, miope: Firenze non è amata nel mondo grazie agli Uffizi, né è grande perché ci sono gli Uffizi. È grande perché ha un passato ricco di uomini sapienti e coraggiosi che grande l’hanno fatta con le loro imprese, compiute ognora pensando non già a quanto denaro ne sarebbe venuto, bensì al futuro della loro città. E il futuro è proprio quanto manca a noi, tutti presi dalla conservazione pigra della nostra storia.
.”
Fanciullo con piffero
Dagli anni Cinquanta il Maestro sviluppò la sempre maggiore passione per la pittura e iniziò raccogliendo dipinti del diciannovesimo Secolo per poi orientarsi verso il barocco spinto da un gusto personalissimo per il genere della natura morta i cui studi erano alle origini. Una simbiosi fra piacere del possesso, e apprezzamento estetico, con il desiderio di conoscenza nutrito da visite ai musei e alle mostre nelle città in cui la carriera professionale lo portava (ne sono testimonianza la quantità di libri e riviste specialistiche presenti nell’abitazione, le fotografie, gli appunti delle ricerche storico-artistiche condotte con la consultazione delle fonti storiografiche, la fitta corrispondenza epistolare e le relazioni con gli storici dell’arte, da Roberto Longhi a Federico Zeri, da Francesco Arcangeli a Carlo Volpe, da Ferdinando Bologna a Marcel Roethlinsberger, da Erich Schleier a Giuliano Briganti e a Mina Gregori.).
Luca Giordano (Napoli 1634-1705) Socrate vessato da Santippe 1662-1665 circa olio su tela
Curato da Angelo Mazza, un allestimento, quello nelle “stanze delle muse”, che ricostruisce ambienti della villa nella campagna bolognese, con il pianoforte del Maestro e alcuni arredi, per suggestioni accompagnate dalla musica da scoprire con calma, seguendo il video con le immagini di  Pupi Avati.
In aprile pubblicheremo un approfondimento sulle opere perché, quella di Francesco Molinari Pradelli, è una collezione lontana “dall’industria culturale” e dai nomi alla moda.
Jacopo Chimenti, detto l’Empoli (Firenze 1551-1640) Dispensa con frutta, verdura, salumi e formaggio datato 1625 olio su tela
Ogni dipinto fu selezionato e scelto in base a precise, personalissime, motivazioni. Solo dopo il rientro a Bologna con l’opera, il Maestra la faceva fotografare poi, in base al soggetto rappresentato, inviava l’immagine agli storici dell’arte specializzati per aprire subito un confronto ideologico e, in quest’epoca di omologazione, svetta quell’assoluta assenza di covenzionale. 


Data inizio:11 February, 2014 Data fine:11 May, 2014 Sito web:http://www.unannoadarte.it/


Dettagli

Catalogo edito da Giunti.

NOTE BIOGRAFICHE

Francesco Molinari Pradelli (Bologna, 4 luglio 1911 – Bologna, 8 agosto 1996) frequentò il Liceo musicale “Gian Battista Martini” sotto la guida di Filippo Ivaldi per il pianoforte e di Cesare Nordio per la direzione d’orchestra. Completò la propria formazione musicale a Roma, dove, già alle prime esibizioni, la stampa lo definì, nel 1938, “direttore di sicuro avvenire” mentre Arturo Toscanini lo segnalò come giovane che “ha del talento e farà carriera”. A Roma si distinse nella direzione di concerti avendo come solisti Arturo Benedetti Michelangeli e Wilhelm Kempff. Negli anni Quaranta comparve sulle scene a Milano, Pesaro, Trieste, Bologna e Firenze dirigendo in particolare pezzi di Mozart, Beethoven, Brahms, Wagner. Ebbe inizio, con la tournée ungherese del 1949, il successo internazionale che lo portò sul podio dei principali teatri europei e americani con un repertorio di trentatré concerti e di ventotto realizzazioni operistiche, dal 1938 al 1982. Tra le affermazioni più lusinghiere si ricordano gli spettacoli dell’Arena di Verona: il Guglielmo Tell di Rossini (1965), la Norma di Bellini con la Montserrat Caballé (1974), replicata a Mosca, e inoltre la Carmen di Bizet nel 1961 con cantanti d’eccezione e la Turandot di Puccini in uno spettacolo del 1969 che vide il debutto di Plácido Domingo. Non si possono tralasciare le sei stagioni consecutive all’Opera di Vienna e soprattutto i grandi successi nei teatri americani, dapprima a San Francisco poi, dal 1966, al Metropolitan di New York. Assidua fu la sua presenza a Firenze per oltre trent’anni, a partire dal 1942, come direttore dell’orchestra del Teatro Comunale con una decina di concerti sinfonici di sicuro successo nei quali ricorrenti furono i nomi di Beethoven, Rossini, Brahms, Caikovskij, Wagner. Risale alla stagione 1964-65 la direzione dell’opera verdiana Forza del destino, da tempo nel suo repertorio, mentre data al 1967 il debutto lirico al Maggio Musicale Fiorentino con il moderno recupero di Maria Stuarda di Donizetti, cui seguirono la direzione della Carmen (1968) e Lohengrin (1971).