Piacerà, avrà un gran successo di pubblico, non è un augurio è una certezza … Il San Domenico non è uno dei tanti “mostrifici”, ma è un laboratorio di ricerca e vetrina di eccellenze.” L’autorevole giudizio è quello di Antonio Paolucci, uno che di queste cose se ne intende e che ha presieduto le nove mostre del San Domenico, organizzate annualmente dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in sinergia con il Comune.
Carlo stratta arcane
Un format ben riuscito che, come riporta Roberto Pinza presidente della Fondazione Cassa di Risparmi di Forlì, sa attrarre i giovani in quanto il 50% dei visitatori delle mostre del San Domenico sono proprio neolaureati, distruggendo lo stereotipo che non li vorrebbe interessati alla cultura. “Nei momenti durissimi non bisogna dimenticare i valori fondamentali della vita: quelli etici, estetici e culturali” continua Pinza sottolineando come, da studi specializzati, si sia chiaramente evinto quanto il ritorno per la comunità locale sia di gran lunga superiore agli investimenti alla base di tali operazioni culturali. 
Sartorio sirena
Liberty. Uno stile per l’Italia moderna
e il titolo dell’evento espositivo che l’equipe diretta da Gianfranco Brunelli ha portato a casa per il 2014.
Il Liberty è stato soprattutto lo stile della borghesia, una classe elegante che subiva gli attacchi ideologici dei vari socialismi e fascismi. Con il Liberty anche la borghesia media, piccola e piccolissima ha il suo stile. Ora anche il maestro di scuola o il funzionario di banca può avere a casa un paralume liberty perché ormai i prodotti vengono fatti in serie. Il Liberty è fatto per il piacere di vivere la casa, il salotto, il bagno, il tinello, la stanza da letto, e questo è qualcosa di estremamente moderno e attuale.” Sono le parole di Paolucci ad introdurci nel vivo di un discorso, di uno stile, tradotto quasi in forme di design, che ha saputo dare forma unitaria alle varie espressioni creative del nostro Paese che, di lì a poco, avrebbe celebrato i suoi primi cinquant’anni.
Issel divano
Lo sfondo storico è quello del ventennio precedente la Grande Guerra, abituati a riconoscere, con una definizione postuma, come Belle Époque. A quelle date l’Italia, unita ancora da poco, deve prendere piena coscienza di sé e il Liberty, un movimento capace d’intersecare le arti maggiori – dalla pittura alla scultura, alla letteratura, alla musica, al teatro – con quelle applicate, partecipa attivamente al superamento delle varie identità regionali, interpretando l’aspirazione al raggiungimento di un linguaggio artistico nazionale comune e adeguato a rappresentare il progresso e la modernità del Paese. “Il Liberty si afferma in Italia come l’immagine estetica di un paese che vuole liberarsi dal passato, che vuole essere e soprattutto apparire moderno. Il nome stesso che il movimento si è dato alle nostre latitudini è premessa e impegno di libertà intellettuale, di emancipazione dalle asfittiche strettoie rappresentate dalle Accademie, dalla tradizione, dalle scuole locali” continua Antonio Paolucci.

Dal particolare al generale, Il Liberty è lo stile, citando il sottotitolo della mostra, dell’Italia moderna, che tuttavia si tinge d’internazionalità come rivelano le declinazioni che questo assume nei diversi stati europei dove va a germinare: è Art Nouveau in Francia, Modern Style nei paesi anglosassoni, Jugendstil in area tedesca e mitteleuropea. Tanti nomi per indicare la stessa aspirazione a superare lo storicismo, il naturalismo ed il purismo che avevano dominato gran parte del XIX secolo.
Calzi piatto
Un sogno di bellezza ed universalità tanto dell’arte quanto del linguaggio; un sogno che venne celebrato dalle molte Esposizioni nazionali ed internazionali che mostravano, agli occhi di tutti, come proprio con la bellezza si potesse interpretare quel mondo trasformato dal progresso scientifico e tecnologico. Per questo, un posto di privilegio lo avranno in mostra i tanti oggetti presenti alle varie esposizioni internazionali, molti dei quali tornati agli occhi del pubblico per la prima volta. Altra caratteristica dell’esposizione forlivese è sicuramente la capacità di fare dialogare forme artistiche diverse, in quanto le poche mostre italiane dedicate a questo movimento, come racconta Fernando Mazzocca curatore della mostra assieme a Maria Flora Giubilei e Alessandra Taddia, si incentrarono principalmente sulle arti decorative. Oggi al San Domenico i dipinti di Segantini, Previati, Boldini, De Carolis, Sartorio, Chini, Casorati e molti altri sono contrapposti alle tele di interlocutori stranieri quali Klimt, Von Stuck, Burne-Jones per citarne solo alcuni.
Segantini angelo
Troppo banalmente, talvolta, si pensa al Liberty come al trionfo della linea sinuosa, di sagome eleganti che fanno l’occhiolino a quelle naturali di piante e fiori. Ma traguardando la patina della forma, si vede come questo sia è un movimento estetico che si caratterizza “per la sua internazionalità e la sua universalità”, intesa come coinvolgimento di paesi diversi, ma anche di espressioni artistiche diverse; uno stile della forma e dei contenuti, che ritornano uguali in artisti tanto distanti tra loro.
Sartorio studio
Basta forse un Vaso floreale attribuito ad Adolfo de Carolis per dipanare questa storia intricata mostrandone, al contempo, la contaminazione di linguaggi. Il manufatto è una maiolica, le forme e i decori quelli floreali che, discendendo in linea diretta dal nostro Rinascimento, una volta recuperati dai Preraffaelliti inglesi rappresentati in mostra da Burne-Jones giungevano nell’immaginario dei nostri artisti. Al centro dell’oggetto un cartiglio mostra il verso  delle Rime petrarche “Così partìa le rose e le parole”, rievocato a sua volta ne Il Piacere di D’Annunzio, lo scrittore italiano che, come racconta nel suo bel saggio in catalogo Marco Antonio Bazzocchi, con più determinazione si affidò alla grafica e all’illustrazione per diffondere le sue opere, e fu tra i primi a comprendere l’importanza del dialogo tra arte e letteratura, fissandone il fulcro proprio nel rinnovamento grafico e nell’applicazione illustrative.
Adolfo de carolis vaso
Una contaminazione di linguaggi che rivediamo anche nel teatro quando la più “liberty” delle opere, la Madama Butterfly, fu concepita da Rossini. Interessantissimo anche il cammeo dedicato all’architettura, campo che è da sempre il vero banco di prova per chi ambiva a creare lo stile unitario di cui iniziava a sentirsi concretamente la necessità. Come scrive Ulisse Tramonti curatore di questa parte dell’esposizione: “l’affermazione di uno stile prende potenza quando si manifesta nell’architettura.”

 


Titolo evento

Liberty. Uno stile per l’Italia moderna Data inizio:01 February, 2014 Data fine:15 June, 2014 Sito web:http://www.mostrefondazioneforli.it/


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