Lo sport è il primo veicolo di aggregazione tra i giovani. Tanti genitori hanno mandato ed in tanti manderanno i figli presso le associazioni sportive perché imparino di prima mano – e non solo attraverso l’esempio – l’importanza del rispetto per gli altri, il coraggio di compiere una scelta ed il valore di farcela da soli ed insieme agli altri. Ma soprattutto perché si divertano.

Ed a tirare i calci ad un pallone, a fare centro nel cesto ed a virare in vasca ci si diverte. Come è divertente leggere un fumetto. Ecco che allora non può meravigliare che siano tanti i fumetti a il sorgere della palla da baseball.narrare le vicende sportive ed a raccontare le gesta di un atleta.

Charlie Brown, Snoopy e tutti i Peanuts giocano nel peggior team di baseball di tutti i tempi, nel quale i difetti e le peculiarità dei singoli personaggi vengono esasperate.
Lucy è il compagno di squadra che tutti non vorrebbero mai avere, Linus siede in seconda base con la sua coperta e con il suo pensiero ora saggio ora ingenuo, il filosofo del gruppo, Charlie Brown è l’entusiasmo portato fino all’eccesso che è in ognuno di noi: per il gioco si resta anche da soli sul monte di lancio sotto una pioggia così torrenziale da rendere impossibile dare inizio alla partita. Schultz non aveva bisogno di far giocare Snoopy (tra l’altro l’unico personaggio dotato di un certo talento sul diamante) ed i suoi amici a baseball perché i ragazzi leggessero le sue strips: era solo naturale che lo facesse, era inevitabile che il fumetto più famoso dell’epoca e lo sport si incontrassero.
Charlie Brwon resta solo sul monte di lancio.
Parimenti è quasi naturale che ogni anno a Settembre ovvero la settimana antecedente l’inizio dei Mondiali o degli Europei la prima storia di Topolino sia dedicata al calcio: Paperone e Rockerduck si sono sfidati sul campo, in sede di mercato dei calciatori e si sono dati battaglia per l’acquisizione in esclusiva dei diritti televisivi per la trasmìssione del campionato paperopolese. Del resto i lettori di Topolino sono i lettori della Gazzetta dello Sport, sono i giocatori al fantacalcio, sono coloro che conoscono a memoria l’undici titolare della propria squadra del cuore dieci anni prima della propria nascita.
Paperino davanti alla TV.
Esistono inoltre anche fumetti sportivi “tematici”. Il più famoso di tutti è forse Michel Vaillant, sicuramente è il migliore sul tema dei motori. Sabotatori, spie, donne fatali, corse all’ultima curva e, soprattutto, auto e circuiti che sembrano veri, senza effetti fotografici dominano la scena in un periodo, gli Anni Sessanta, nel quale le corse si vedevano alla televisione, si seguivano alla radio, ma soprattutto si sognavano nelle nuvole parlanti. Non desta allora meraviglia che nella prefazione del primo volume di Michel Vaillant – L’intégrale, una sorta di cronologia delle vicende del più grande automobilista su carta, Alain Prost, quattro volte campione del mondo di Formula 1, riveli che, quand’era ragazzo, è stato spinto verso lo sport automobilistico proprio dalla lettura degli appassionanti episodi di Michel Vaillant; da bambino sognava, leggendo un fumetto, di diventare quel campione del quale scorreva le imprese, da adulto ha trasformato la carta in carne.
La copertina del primo episodio di Michel Vaillant.
Per la maggior parte di noi è impossibile condividere lo stesso destino di Prost: per noi è possibile soltanto immedesimarci nell’eroe che esiste solo sulle strisce dell’albo, chiudere gli occhi, riaprirli e vedere improvvisamente il nostro volto sulla carta davanti a noi. Solo questo, ma anche niente di meno.