– di Fabio Giuliani – 

Dopo Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, alcune stanze al primo piano di Palazzo Reale ospitano una bella mostra dedicata ad un altro maestro dell’obbiettivo, importante protagonista del ventesimo secolo: Werner Bischof.
Dente di leone
Questa esposizione, organizzata dalla casa editrice d’arte Silvana Editoriale in collaborazione con l’agenzia fotografica Magnum Photos e la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, ci permette di conoscere meglio un artista della fotografia (come egli stesso amava definirsi), per la profonda empatia con i soggetti ritratti e la repulsione per il sensazionalismo, ritenuto dalla critica mondiale “il fotoreporter umanista”.
Fotografia di moda
Il percorso espositivo è costituito da 105 fotografie in bianco e nero, divise in 7 sezioni (“Zurich 1945”, “Europe after the war 1945-1950”, “Japan 1951-1952”, “Korea 1951-1952”, “Hong Kong/Indochina 1951-1952”, “India 1951-1952”, “North/South America 1953-1954”) che illustrano la breve ed intensa carriera del fotografo svizzero.
Locanda nella pustza
Bischof nasce a Zurigo nel 1916; all’età di 16 anni inizia a frequentare la scuola d’arte della città dove entra in contatto con il fotografo Hans Finsler, legato alla corrente della Nuova Oggettività. Dopo solo quattro anni apre il proprio studio, dedicandosi inizialmente alla fotografia realistica e di moda, dimostrando da subito una grande capacità tecnica e una continua ricerca della perfezione formale.
Alla fine della seconda guerra mondiale, nell’autunno del 1945 intraprende un viaggio nell’Europa devastata dal conflitto: attraversa la Germania, la Francia e l’Olanda rimanendone profondamente segnato, tanto da abbandonare la fotografia patinata per dedicarsi interamente al fotogiornalismo e all’osservazione documentaristica della realtà.
L ultimo libro della biblioteca
Nel 1949 entra a far parte dell’appena nata agenzia Magnum Photos, per la quale lavora in qualità di fotoreporter in giro per il mondo: in pochi anni visita il Giappone, la Cina e la Corea.
Nel 1951 ottiene il suo primo successo internazionale con il reportage sulla carestia nella regione indiana del Bihar, per conto della rivista americana “Vogue”. Nonostante sia profondamente colpito dalla povertà della popolazione indiana e dalle condizioni estreme di vita in quelle regioni, Bischof riesce a mantenere intatta la sua sensibilità per la perfezione tecnica utilizzando la luce come elemento creativo.
Madre e figlio
A soli 38 anni perde la vita in un incidente automobilistico sulle Ande peruviane. Diventerà famoso lo scatto con il ragazzo che suona il flauto nei pressi di Cuzco pochi giorni prima della sua morte. Sebbene sia universalmente riconosciuto come uno dei più grandi fotoreporter del XX secolo, con collaborazioni eccellenti per riviste come “Life” e “Vogue”, Bischof ha sempre rifiutato questa definizione, preferendo quella di artista e prediligendo un approccio umanistico all’osservazione della storia e delle vicende umane.
Mendicante alla porta del tempio di madras
Dalle sue foto traspare sempre il suo amore per i soggetti che ritraeva e per l’uomo in generale, riuscendo a unire l’aspetto umano e di impegno sociale al suo spiccato senso estetico e al talento nello sfruttare la forza espressiva delle forme elementari, e quindi nella difficile impresa di coniugare il freddo rigore tipico del Bauhaus con la poesia.
Il bel catalogo, curato da Dario Cimorelli ed Alessandra Olivari, con testi di Angela Madesani è pubblicato da Silvana Editoriale. Tutto sommato, a mio avviso, un testimone dei “disastri delle guerre”, un “Goya del Novecento”.
Monumento attacco atomico
Alcuni cenni sulla sede ospitante la mostra. Aulico luogo di rappresentanza e centro di potere della Dinastia Sabauda, il Palazzo Reale offre la possibilità di scegliere tra differenti percorsi di visita attraverso i quali conoscere la storia e gli splendidi tesori custoditi all’interno della residenza.
Ricchi soffitti barocchi in legno intagliato e dorato, fastosi arredi, arazzi, dipinti allegorici, ritratti, antiche porcellane orientali e una preziosa collezione di orologi, raccontano la storia plurisecolare di questo Palazzo già progettato a fine Cinquecento da Ascanio Vittozzi, architetto ducale alla corte di Carlo Emanuele I di Savoia.
Sulla strada per cutzco
Salendo attraverso il monumentale Scalone d’Onore, celebrazione della dinastia sabauda, si giunge al Primo Piano Nobile dove si trovano le sale di rappresentanza, ambienti che un tempo ebbero una funzione ufficiale e che oggi ci permettono di scoprire l’elegante intervento palagiano: dal marmoreo Salone d’onore alla Sala del Trono. attraversando la neobarocca Sala da Pranzo per giungere in quella stile impero dedicata alle danze. senza dimenticare la Scala delle Forbici e il Gabinetto Cinese. capolavori creati dallo Juvarra.
Palazzo reale facciata esterna
A rotazione, durante l’anno, il Palazzo apre le porte e svela altri tesori: le Cucine Reali nel piano interrato; l’Appartamento di Madama Felicita e l’Appartamento del Re al Piano Terreno; La Cappella Regia, le Tribune Reali e la Sacrestia della SS. Sindone al Primo Piano; l’Appartamenti dei Principi di Piemonte al Secondo Piano.


Data fine:16 February, 2014