Gli etruschi non furono mai distrutti, ma furono spogliati della loro essenza… Il sapere degli etruschi divenne mera superstizione.
Con queste parole Sir David Herbert Lawrence, scrittore e poeta britannico, descrive il popolo italico all’interno del suo Etruscan Place, ensemble di appunti e considerazioni che il narratore scrisse nel suo taccuino d’appunti di viaggio, pubblicato post-mortem nel 1930. Il mistero e il fascino suscitato dall’Etruria ha da sempre colpito i protagonisti del Grand Tour, i quali, affascinati da questa antica stirpe di cui erano note solo le loro pratiche divinatorie effettuate dagli aruspici, vagarono alla ricerca delle origini di questa cultura, con la volontà di approfondire le conoscenze su questo popolo.

L’interesse per l’etruscologia trovò, probabilmente, le sue radici nella riscoperta neoclassica del mondo antico e nella nascita dell’archeologia, avvenuta grazie al rinvenimento di Ercolano nel 1710 e di Pompei nel 1748. Se Winckelmann fu colui che per primo si occupò di divulgare le scoperte rinvenuti nei siti campani, nell’ambito degli studi sugli Etruschi il pioniere fu Thomas Coke, il quale finanziò la pubblicazione, nel 1726, del De Etruria Regali Libri VII, scritto da Thomas Dempster circa un secolo prima per il Granduca Cosimo II. Il libro era un’antologia di tutti i più importanti ritrovamenti di manufatti etruschi di tutta Italia. L’Etruria, definita regale, rappresentava la gloriosa origine del Granducato di Toscana, e il suo regnante volle celebrarla attraverso questo manoscritto commissionato allo studioso inglese. Coke centodieci anni dopo, avendo rinvenuto il testo nel 1719, riuscì a farlo pubblicare, facendo esplodere in Italia e in Europa, l’etrusco-mania.

Gli straordinari eventi che portarono alla riscoperta e alla passione per questo antico popolo, saranno raccontate all’interno di una mostra straordinaria che avrà sede a Cortona, una delle prime colonie dei Pelasgi (i futuri Etruschi), dal 21 marzo al 31 luglio 2014 nelle sale di Palazzo Casali: Seduzione Etrusca dai segreti di Holkham Hall alle meraviglie del British Museum. Si tratta di un evento eccezionale che vede la partecipazione di diciotto istituzioni museali, e la presenza di circa centocinquanta opere, delle quali il contributo più prestigioso proviene dal British Museum di Londra, che ha prestato oltre quaranta tra i pezzi più importanti della propria raccolta di opere etrusche, che consta oltre ottocento manufatti.
Un evento che s’inserisce nell’ambito delle collaborazioni internazionali avviate in questi anni da Cortona e che giunge dopo le grandi mostre realizzate con il Museo Statale Ermitage (2009) e con il Museo del Louvre ( 2011).

Il British Museum è onorato di collaborare con il MAEC nel presentare una mostra senza precedenti-ha dichiarato Neal Mac Gregor, direttore del British Museum-, concedendo la più ampia collezione di reperti etruschi che abbia mai prestato a qualsiasi altro museo al mondoQuesta iniziativa non vuole solamente onorare il contributo offerto da viaggiatori, diplomatici e studiosi britannici nei loro primi sforzi verso la comprensione della civiltà etrusca, ma anche la costante tradizione di studi e ricerche che ora permette una prospettiva sul mondo degli Etruschi che i pionieri del diciottesimo secolo non avrebbero mai potuto immaginare. Collaborando con i nostri partner e colleghi italiani portiamo avanti una grande tradizione che continua da circa duecentocinquant’anni. Il Museo dell’Accademia Etrusca, fondato nel 1727, e il British Museum, nato circa venticinque anni più tardi nel 1753, sono accomunati sin dal principio dall’ideale Illuminista dell’istruzione come bene pubblico non limitato dai confini nazionali. Tra gli straordinari manufatti prestati dall’Istituto britannico vi è un raffinatissimo askòs (contenitore per unguenti o di salse per il condimento), proveniente dalla necropoli di Vulci, o la mirabile testa virile rinvenuta nei pressi del Lago di Bolsena

Certamente il protagonista di questa esposizione è Sir Thomas Coke, primo Conte di Leicester, appassionato di studi sui manoscritti antichi e protettore dei monumenti etruschi […] e munifico sostenitore, come disse Filippo Baldinucci, etruscologo della corte di Cosimo III de’ Medici. Coke fece costruire la Holkham Hall, a North Norfolk, luogo dove le prime menti Illuminate inglesi si riunivano per fare il resoconto dei propri studi, e confrontarsi con gli altri studiosi.

Tuttavia la Holkham Hall divenne anche un museo, tutt’ora esistente, destinato a raccogliere le opere che il conte inglese prese durante il suo Grand Tour che si protrasse per sei anni: dal 1712 al 1718. In questo lungo periodo, oltre a curare la pubblicazione degli studi di Dempster sull’etruscologia, documentò minuziosamente tutti i suoi spostamenti, i luoghi visitati e i monumenti ammirati. La sua passione per l’antico lo spinse a commissionare, tramite il cardinale romano Filippo Antonio Gualtieri, dipinti e disegni di vedute di Roma, di reperti o di allegorie antiche. Ne sono uno esempio la veduta di Piazza San Pietro di van Wittel, o i bellissimi disegni di Giuseppe Bartolomeo Chiari, opere che Coke portò poi nel nuovo centro di studi, da lui creato, e ora presentati in questa esposizione.

All’interno del Holkham Hall si trovano anche i disegni di prova per le novantacinque incisioni del De Etruria, e questi inediti disegni saranno presentati per la prima volta nella mostra cortonese, accanto ad altri eccezionali opere provenienti da altri importanti musei archeologici italiani, come i Vaticani e quello di Firenze, il quale ha prestato il celebre Arringatore di Perugia.

Un appuntamento imperdibile che si rivela essere un’occasione per rivivere la grande stagione dei Grand Tour.
Titolo evento
SEDUZIONE ETRUSCA. DAI SEGRETI di HOLKHAM HALL ALLE MERAVIGLIE DEL BRITISH MUSEUM Data inizio:21 March, 2014 Data fine:31 July, 2014