“Frontiera di immagini”, a Palermo, rappresenta la penultima fase di un progetto espositivo dedicato ai protagonisti del movimento della Transavanguardia (Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Mimmo Paladino) e voluto dal suo teorico Achille Bonito Oliva nel 2011 a partire dal Palazzo Reale di Milano, per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia. Il progetto si incentra sul “nomadismo” della Transavanguardia e diventa esso stesso nomade attraversando l’Italia da nord a sud, sino a giungere a Palermo.
F.Clemente, Porta Coeli, 1983,
In mostra sono sessanta opere del napoletano Francesco Clemente, risalenti a un periodo da collocare tra la metà degli anni ’80 a oggi e soprattutto all’esposizione presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York e Bilbao nel 1999-2000, che ha sancito la fama internazionale dell’artista.
F.Clemente, Crown, 1988,
Un quadro è per Francesco Clemente come un gioco enigmistico da completare unendo dei puntini, un diagramma-frontiera in cui convergono forze opposte, citazioni attinte dal suo esotismo spaziale e temporale. L’artista nomade ha percorso l’Europa, l’India, i Caraibi, l’Egitto, l’America del Sud. Ha dipinto con Andy Warhol e con Jean-Michel Basquiat e non a caso molte sue opere sono incentrate sui volti (come gli autoritratti dalla fine degli anni ’70) o recano i segni metropolitani e graffitari della New York degli anni’80. Tuttavia la sua pittura è più vicina alle stilizzazioni di Keith Haring, come possiamo notare nei quadri della serie Tandoori Satori, ove i campi di colori omogenei e fortemente contornati ricordano il writer statunitense e stabiliscono un cortocircuito con altre culture e diversi elementi antropologici: in Meaning of two il viso buddista stilizzato e replicato per ingrandimenti progressivi reca scure labbra africane. Reiterate alla stregua di un rito dal sapore tribale anche i corpicini scuri che giacciono su dolmen bidimensionali come una “pi” greca in Body. La cultura cristiana è richiamata dalla corona di spine che simboleggia la passione di Cristo e che turbina in grovigli esplosivi o “grigliati” nel trittico Crown. Le camere funerarie dei sovrani dell’antico Egitto nella Valle dei Re ispirano Place of Power I.
F.Clemente, Place of Power I, 1989,
I rimandi alle culture di paesi lontani, che in Clemente si innestano con la tradizione mediterranea, la classicità e il mondo massmediatico della contemporaneità, attengono alla poetica della citazione che caratterizza il postmodernismo entro il quale può essere inserito il fenomeno della Transavanguardia, popolato da artisti che, come afferma Achille Bonito Oliva, non si piegano “nemmeno davanti alla Storia”. Il percorso espositivo palermitano è affatto lineare, ma disorganico perchè accorpa opere linguisticamente diverse, anche se non in senso evolutivo, ma tutte collegate dalla visione di un mondo frammentario e variabile.
F.Clemente, Here and Now, 2004,
Dalla contaminazione delle citazioni deriva in Clemente una pittura eclettica, un coacervo di ideogrammi, simboli e associazioni sincretiche. Ma egli è eclettico anche nell’utilizzo delle tecniche, dalla pittura ad olio alla tempera, al mosaico, all’incisione e alla scultura, così come è eclettica, nomade e multietnica la terra che sta ospitando “Frontiera di immagini”.


Titolo evento

Francesco Clemente: Frontiera di immagini Data fine:02 March, 2014 Sito web:www.francescoclementepalermo.it Indirizzo: Palermo, Palazzo Sant’Elia


Dettagli

Martedì – domenica dalle 10.00 alle 13.30 e dalle 16.00 alle 19.30
Chiuso il lunedì